Esternalità e ruolo del governo

De Baripedia

Basato su un corso di Federica Sbergami[1][2][3]

La nozione di "mano invisibile" descritta da Adam Smith è un concetto centrale dell'economia, che riflette l'idea che le azioni individuali motivate dall'interesse personale possono portare a risultati vantaggiosi per la società nel suo complesso. Tuttavia, questa idea si basa sul presupposto della concorrenza perfetta, che raramente si realizza nella pratica.

Nel mondo reale, il mercato è spesso imperfetto e soggetto a varie disfunzioni, in particolare a causa dell'esistenza di esternalità. Le esternalità sono gli effetti che le transazioni economiche hanno su terzi che non sono direttamente coinvolti nella transazione. Questi effetti possono essere positivi o negativi.

Un classico esempio di esternalità negativa è l'inquinamento: una fabbrica che inquina l'aria o l'acqua danneggia l'ambiente e la salute pubblica, ma questi costi non sono inclusi nel prezzo dei suoi prodotti. Al contrario, un esempio di esternalità positiva potrebbe essere la vaccinazione: vaccinandosi, una persona riduce il rischio di trasmettere malattie ad altri, a vantaggio della società.

In presenza di esternalità, il mercato non riesce ad allocare le risorse in modo efficiente, provocando il cosiddetto "fallimento del mercato". In queste situazioni, l'intervento dello Stato può essere giustificato per correggere questi fallimenti. Ciò può avvenire attraverso regolamenti, tasse (come la carbon tax sugli inquinatori) o sussidi (per incoraggiare le attività che generano esternalità positive).

Comprendere le esternalità e il loro impatto sull'efficienza del mercato

Chiarimento dei termini: le esternalità spiegate

Un'esternalità si verifica quando un'azione di un individuo o di un'impresa ha un impatto diretto sul benessere di una terza parte senza che questo impatto sia compensato o regolato dal sistema dei prezzi di mercato. Questo concetto è fondamentale in economia perché rappresenta uno dei principali fallimenti del mercato.

Esistono due tipi principali di esternalità:

  1. Esternalità negative: si verificano quando l'azione di un individuo o di un'azienda ha un impatto negativo su una terza parte. Un esempio classico è l'inquinamento: un'azienda che emette sostanze inquinanti nell'atmosfera influisce sulla salute e sulla qualità della vita delle persone che vivono nelle vicinanze, ma questi costi non si riflettono sul prezzo dei suoi prodotti. # Esternalità positive: al contrario, un'esternalità positiva si verifica quando l'azione di un individuo o di un'azienda avvantaggia altri senza che questi ultimi paghino per il beneficio. Ad esempio, la piantumazione di alberi da parte di un individuo può migliorare la qualità dell'aria e l'estetica del quartiere, a beneficio di tutti i residenti della zona senza che questi contribuiscano finanziariamente alla piantumazione.

Il problema delle esternalità è che possono portare a un'allocazione non ottimale delle risorse. Nel caso delle esternalità negative, possono portare a una sovrapproduzione o a un consumo eccessivo dei beni che le generano. Al contrario, le esternalità positive possono portare a una sottoproduzione o a un sottoconsumo dei beni che le generano, perché i produttori non sono compensati per i benefici che forniscono alla società.

Per correggere queste inefficienze è spesso necessario l'intervento dello Stato. Questo può assumere la forma di regolamenti, tasse per le esternalità negative o sussidi per incoraggiare le attività che generano esternalità positive. Ad esempio, una carbon tax mira a internalizzare i costi ambientali dell'inquinamento, facendo pagare a chi inquina l'impatto delle proprie emissioni.

Le esternalità negative assumono molte forme e hanno un impatto considerevole sulla società e sull'ambiente. Prendiamo l'esempio del fumo di sigaretta, spesso citato per i suoi effetti secondari sui non fumatori. Le persone esposte al fumo passivo subiscono un aumento del rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari, anche se non hanno scelto di essere esposte a questi pericoli. Un altro esempio eclatante sono i gas di scarico delle automobili. L'inquinamento atmosferico prodotto dal traffico automobilistico incide sulla salute pubblica e sull'ambiente, anche per coloro che utilizzano poco o per nulla il proprio veicolo. Questo illustra come le scelte individuali di trasporto possano avere conseguenze diffuse e non volute. Nelle aree urbane e residenziali, anche problemi come l'abbaiare eccessivo dei cani o l'abbandono di feci sui marciapiedi costituiscono esternalità negative. Questi comportamenti causano disagi ai residenti, che vanno dal disturbo acustico all'aumento della necessità di pulizia e manutenzione degli spazi pubblici. Il rumore in generale, sia esso prodotto dall'industria, dai lavori di costruzione o dalle attività del tempo libero, è un'altra fonte di esternalità negativa. Può disturbare la vita quotidiana, influenzando il benessere, il sonno e la salute mentale delle persone che vivono o lavorano nelle vicinanze. Un esempio meno ovvio, ma altrettanto importante, è la resistenza agli antibiotici, esacerbata dall'uso eccessivo di farmaci. L'uso eccessivo di antibiotici provoca l'adattamento degli agenti patogeni, rendendo il trattamento meno efficace per l'intera popolazione, non solo per coloro che assumono i farmaci. Infine, l'inquinamento o il degrado ambientale in varie forme - come lo scarico di rifiuti industriali, la deforestazione o le emissioni di gas serra - ha importanti ripercussioni negative. Queste attività danneggiano gli ecosistemi, incidono sulla salute umana e animale e contribuiscono al cambiamento climatico, con effetti spesso percepiti ben oltre le aree di impatto immediato. Questi esempi evidenziano la necessità di un intervento governativo per regolamentare le attività che generano esternalità negative. Le soluzioni possono includere regolamenti, tasse per scoraggiare i comportamenti dannosi o campagne di sensibilizzazione per informare il pubblico sulle conseguenze di determinate azioni. Affrontando proattivamente questi problemi, le società possono gestire meglio gli effetti collaterali indesiderati di alcune attività e promuovere un ambiente più sano e sostenibile per tutti.

Le esternalità positive, in cui le azioni di una persona o di un'azienda vanno a beneficio di altre senza una compensazione diretta, svolgono un ruolo cruciale nell'economia e nella società. Prendiamo ad esempio il fenomeno di un'auto che viene risucchiata in autostrada da un camion. Quando un camion viaggia ad alta velocità, crea una scia d'aria che può ridurre la resistenza del vento per i veicoli che seguono, migliorando così l'efficienza del carburante. Anche se questo non è l'intento principale del camionista, gli altri automobilisti ne traggono beneficio riducendo il loro consumo di carburante. I vaccini sono un classico esempio di esternalità positiva. Quando le persone vengono vaccinate, non solo si proteggono da alcune malattie, ma riducono anche la probabilità che queste vengano trasmesse ad altri. Questa immunità di gregge va a beneficio dell'intera comunità, soprattutto di coloro che non possono essere vaccinati per motivi medici. Anche il restauro di edifici storici o qualsiasi attività che attragga i turisti porta benefici significativi alla comunità locale. Questi progetti non solo aumentano l'attrattiva estetica di un'area, ma stimolano anche l'economia locale attirando visitatori che spendono denaro in alberghi, ristoranti e altre attività commerciali locali. Un altro esempio affascinante è l'interazione tra un frutteto e gli alveari di un apicoltore vicino. L'apicoltore trae beneficio dalla presenza del frutteto, in quanto le sue api trovano una fonte abbondante di nettare, migliorando la qualità e la quantità del loro miele. In cambio, i frutteti beneficiano dell'impollinazione delle api, essenziale per la produzione di frutta. È un bell'esempio di simbiosi in cui entrambe le parti traggono reciproco vantaggio dalle rispettive attività. Infine, la ricerca sulle nuove tecnologie è spesso fonte di esternalità positive. Le innovazioni e le scoperte possono portare benefici alla società nel suo complesso, migliorando la qualità della vita, introducendo nuove soluzioni ai problemi esistenti e stimolando la crescita economica. Spesso i benefici di tali ricerche superano di gran lunga le ricadute dirette per i ricercatori o le organizzazioni che li finanziano. Questi esempi illustrano l'importanza delle esternalità positive nella nostra società. Inoltre, evidenziano il ruolo che l'intervento pubblico, ad esempio sovvenzionando o sostenendo le attività che generano tali esternalità, può svolgere per massimizzare il benessere collettivo.

Le conseguenze delle esternalità sull'economia di mercato

Le esternalità, siano esse positive o negative, creano uno squilibrio tra i costi e i benefici privati e i costi e i benefici sociali, portando a inefficienze del mercato.

Nel caso delle esternalità negative, i costi esterni della produzione o del consumo non vengono presi in considerazione dai produttori o dai consumatori. Ad esempio, una fabbrica che inquina non paga per i danni ambientali e alla salute che il suo inquinamento provoca. Questo porta a una sovrapproduzione di beni inquinanti, perché il prezzo di mercato non riflette il vero costo sociale di questi prodotti. In altre parole, se i costi esterni fossero internalizzati nel prezzo del prodotto, il costo sarebbe più alto, riducendo la domanda e allineando la produzione a un livello socialmente ottimale.

Per le esternalità positive, lo scenario è invertito. I benefici che le azioni di un individuo o di un'azienda apportano alla società non sono compensati finanziariamente. Prendiamo l'esempio delle vaccinazioni: gli individui che si vaccinano non solo proteggono se stessi, ma riducono anche il rischio di diffusione delle malattie all'interno della comunità. Tuttavia, questo beneficio esterno non si riflette nel prezzo del vaccino. Di conseguenza, le persone che scelgono di vaccinarsi sono meno numerose di quanto sarebbe ideale da un punto di vista sociale. Se si tenesse conto dei benefici esterni, la vaccinazione sarebbe più attraente e il livello di vaccinazione nella società potrebbe avvicinarsi all'optimum sociale.

Lasciati a se stessi, i mercati tendono a produrre una quantità eccessiva di beni o servizi che generano esternalità negative e una quantità insufficiente di quelli che generano esternalità positive. Per correggere queste inefficienze, spesso sono necessari interventi come tasse (per le esternalità negative) o sussidi (per le esternalità positive) per allineare i costi e i benefici privati a quelli sociali.

L'esempio del mercato dell'alluminio è una perfetta illustrazione di come le esternalità negative possano incidere sul costo sociale totale della produzione. In questo caso, l'inquinamento generato dagli impianti di alluminio rappresenta un costo esterno che non viene inizialmente preso in considerazione quando si calcola il costo di produzione dell'alluminio. Il costo privato di produzione è il costo che il produttore di alluminio deve sostenere direttamente per fabbricare il prodotto. Questo costo comprende voci quali materie prime, manodopera, energia, manutenzione delle attrezzature e altre spese operative. Questi sono i costi su cui l'azienda basa il suo prezzo di vendita e la sua redditività.

Tuttavia, se gli impianti di alluminio inquinano, vi sono costi esterni che si ripercuotono su altre parti della società. Questi costi esterni possono includere effetti negativi sulla salute pubblica, danni all'ambiente, riduzione della qualità della vita e altri impatti negativi che non si riflettono nel prezzo dell'alluminio. Ad esempio, l'inquinamento può comportare costi sanitari aggiuntivi per la comunità, costi di bonifica e ripristino ambientale e una perdita di biodiversità. Pertanto, il costo sociale della produzione di alluminio è la somma del costo privato di produzione (il costo sostenuto dai produttori) e del costo esterno (i costi sostenuti dalla società a causa dell'inquinamento). Questa aggiunta dimostra che il prezzo di mercato dell'alluminio, basato esclusivamente sul costo privato, è inferiore al vero costo sociale della sua produzione.

Questa discrepanza porta a una sovrapproduzione di alluminio rispetto a quanto si produrrebbe includendo i costi esterni, un tipico esempio di inefficienza del mercato dovuta alle esternalità negative. Per correggere questa situazione, si potrebbero introdurre misure come l'imposizione di una tassa ambientale sull'inquinamento prodotto dagli impianti di alluminio. Questa tassa avrebbe lo scopo di internalizzare i costi esterni, allineando così il costo privato al costo sociale e portando a una produzione più vicina all'optimum sociale.

Costo sociale = costo privato di produzione (offerta) + costo esterno

Ecco un'analisi più approfondita di questa equazione:

  • Costo privato di produzione: sono i costi che il produttore di alluminio deve sostenere per realizzare il prodotto. Comprendono le spese per le materie prime, la manodopera, l'energia, le attrezzature e altri costi operativi. Questi costi determinano il prezzo al quale l'azienda è disposta a offrire il suo prodotto sul mercato.
  • Costi esterni: sono i costi sostenuti dall'azienda che non vengono presi in considerazione dal produttore. Nel caso dell'alluminio, se la produzione comporta inquinamento, i costi esterni possono includere l'impatto sulla salute pubblica, sull'ambiente, sulla qualità della vita e altri aspetti che non si riflettono nel prezzo di mercato dell'alluminio. Questi costi sono spesso diffusi e difficili da quantificare con precisione, ma sono reali e significativi.
  • Costo sociale: il costo sociale è la somma del costo privato di produzione e del costo esterno. Rappresenta il costo totale della produzione di alluminio per la società. Il costo sociale è superiore al costo privato di produzione a causa dell'aggiunta dei costi esterni.

Quando i costi sociali non vengono presi in considerazione nelle decisioni di produzione e di consumo, ciò porta a una sovrapproduzione di alluminio rispetto a quella che sarebbe socialmente ottimale. In altre parole, si produce più alluminio di quanto se ne produrrebbe se si tenesse conto dei costi dell'inquinamento. Questa situazione è un classico esempio di fallimento del mercato dovuto alle esternalità negative. Per rimediare, le politiche pubbliche possono intervenire, ad esempio imponendo tasse sull'inquinamento in modo che i produttori internalizzino questi costi esterni, o imponendo regolamenti ambientali per limitare l'inquinamento. L'obiettivo di questi interventi è garantire che il costo privato rifletta più fedelmente il costo sociale, portando a un'allocazione più efficiente delle risorse dal punto di vista della società.

Inquinamento e analisi degli ottimi sociali

In un quadro economico, l'intersezione tra la curva della domanda e quella dei costi sociali è fondamentale per capire come raggiungere un equilibrio efficiente che tenga conto sia degli interessi privati che degli impatti sociali.

Ecco come funziona:

  1. Curva di domanda: la curva di domanda riflette la disponibilità dei consumatori a pagare per diverse quantità di un bene o servizio. Mostra la relazione tra il prezzo di un bene e la quantità richiesta, di solito con una relazione inversa: quando il prezzo aumenta, la quantità richiesta diminuisce, e viceversa. # Curva dei costi sociali: la curva dei costi sociali comprende sia il costo privato di produzione (i costi diretti sostenuti dal produttore) che i costi esterni (i costi non compensati sostenuti dalla società come risultato della produzione del bene). Ad esempio, nel caso dell'alluminio, questo comprende i costi di produzione più i costi ambientali e di salute pubblica associati all'inquinamento. Intersezione per la quantità ottimale: quando la curva di domanda interseca la curva dei costi sociali, indica la quantità ottimale del bene dal punto di vista della società nel suo complesso. A questo punto, il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare corrisponde al costo totale (privato + esterno) della produzione del bene. Questa quantità è diversa da quella che si raggiungerebbe se si tenesse conto solo del costo privato, perché incorpora l'impatto totale sulla società.

Se i mercati tengono conto solo dei costi privati, ci sarà una tendenza alla sovrapproduzione (nel caso di esternalità negative) o alla sottoproduzione (nel caso di esternalità positive) rispetto a questa quantità ottimale. Per questo motivo possono essere necessari interventi come tasse (per internalizzare i costi esterni) o sussidi (per incoraggiare la produzione di beni che generano esternalità positive) per allineare le quantità di mercato a quelle socialmente ottimali.

Questo approccio mira a raggiungere un equilibrio in cui le scelte di produzione e consumo riflettono non solo i costi e i benefici privati, ma anche i costi e i benefici per la società nel suo complesso.

La distinzione tra la quantità di equilibrio di mercato e la quantità socialmente ottimale è un punto chiave in economia, in particolare quando si considera l'impatto delle esternalità.

  1. Quantità di equilibrio del mercato: in un mercato libero senza interventi esterni, l'equilibrio si verifica nel punto in cui il costo privato di produzione (il costo per il produttore) è uguale al profitto privato (il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare). In questo punto di equilibrio, la quantità di beni prodotti e la quantità richiesta dai consumatori sono uguali. Tuttavia, questo equilibrio non tiene conto dei costi o dei benefici esterni che riguardano la società nel suo complesso. Quantità ottimale dal punto di vista sociale: la quantità ottimale dal punto di vista sociale, invece, si verifica a un livello di produzione in cui il costo sociale (che include i costi privati e i costi esterni) è uguale al beneficio sociale (che include i benefici privati e i benefici esterni). Questa quantità tiene conto dell'impatto totale sulla società, non solo sui produttori e sui consumatori diretti.

Nel caso di esternalità negative, come l'inquinamento, il costo sociale della produzione è superiore al costo privato. Di conseguenza, la quantità socialmente ottimale è generalmente inferiore alla quantità di equilibrio del mercato. Ciò significa che ridurre la produzione alla quantità socialmente ottimale ridurrebbe i costi esterni (come il danno ambientale) e sarebbe quindi più vantaggioso per la società nel suo complesso. Per raggiungere questa quantità socialmente ottimale, possono essere necessari interventi politici come tasse sull'inquinamento (per internalizzare i costi esterni) o regolamenti (per limitare la quantità prodotta). Questi interventi mirano ad allineare gli interessi privati con quelli sociali, garantendo che i costi e i benefici per la società siano presi in considerazione nelle decisioni di produzione e consumo.

Pollution et optimum social 1.png

Questo grafico rappresenta un classico grafico economico che illustra i concetti di equilibrio di mercato e di ottimo sociale nel contesto della produzione di alluminio e delle sue esternalità negative, in particolare l'inquinamento.

Sull'asse orizzontale è riportata la quantità di alluminio prodotta e sull'asse verticale il prezzo dell'alluminio. Vengono disegnate tre curve:

  1. La curva di domanda (valore privato): Mostra la relazione tra il prezzo che i consumatori sono disposti a pagare e la quantità richiesta. È decrescente, il che significa che più basso è il prezzo, più alta è la quantità richiesta, e viceversa.
  2. La curva di offerta (costo privato): Rappresenta il costo di produzione dell'alluminio per i produttori. Aumenta, indicando che maggiore è la quantità prodotta, maggiore è il costo di produzione (e quindi il prezzo di vendita).
  3. La curva del costo sociale: questa curva si trova sopra la curva dell'offerta e rappresenta il costo totale della produzione di alluminio, compreso il costo dell'inquinamento. Il costo sociale è più alto del costo privato perché tiene conto degli effetti esterni negativi dell'inquinamento sulla società.

Il punto in cui la curva di domanda incrocia la curva di offerta (costo privato) è il punto di equilibrio del mercato (QMARCHEˊ). Questo è il punto in cui il mercato, in assenza di regolamentazione, tende a stabilizzarsi: la quantità che i produttori sono disposti a fornire al prezzo di mercato è uguale alla quantità che i consumatori sono disposti ad acquistare.

Tuttavia, questo punto di equilibrio non tiene conto del costo dell'inquinamento. Se includiamo il costo dell'inquinamento, otteniamo la curva dei costi sociali, che interseca la curva di domanda in un punto diverso, contrassegnato come "ottimo". Questo punto di ottimo sociale (QOPTIMUM) rappresenta la quantità di produzione che sarebbe ideale se si tenesse conto dei costi esterni. A questa quantità, il costo totale per la società (compreso il costo dell'inquinamento) è uguale al prezzo che i consumatori sono disposti a pagare.

Ciò che si nota in questo grafico è la differenza tra Q MERCATO e Q OTTIMO. La quantità prodotta nel punto di equilibrio del mercato è superiore alla quantità socialmente ottimale, il che implica che il mercato stesso produce più alluminio di quanto sarebbe socialmente desiderabile a causa di costi esterni non considerati (inquinamento). Per ridurre la produzione di alluminio da Q MERCATO a Q OTTIMO, possono essere necessari interventi politici come la tassazione dell'inquinamento, l'introduzione di quote o regolamenti ambientali. In breve, questo grafico illustra chiaramente le implicazioni delle esternalità negative sull'efficienza del mercato e sottolinea l'importanza dell'intervento normativo per raggiungere un livello di produzione in armonia con gli interessi sociali.

L'impatto delle esternalità negative sulla società

Un'esternalità negativa è un costo sostenuto da una terza parte che non è direttamente coinvolta in una transazione economica. Ciò significa che parte dei costi di produzione non sono sostenuti dal produttore o dal consumatore del bene o del servizio in questione, ma da altri membri della società. Le esternalità negative tendono a ridurre il benessere generale, perché i costi sociali di queste attività economiche sono superiori ai costi privati.

Facciamo un esempio concreto: una fabbrica che produce alluminio emette sostanze inquinanti nell'atmosfera. Queste emissioni hanno conseguenze sulla salute pubblica, come le malattie respiratorie, e sull'ambiente, come i danni all'ecosistema. Questi costi aggiuntivi per la società, che possono includere l'aumento delle spese mediche e la perdita di biodiversità, non si riflettono nel prezzo dell'alluminio. Se l'impianto non paga per questi costi esterni, ha pochi incentivi a ridurre l'inquinamento e può persino produrre alluminio a un costo artificialmente basso, portando a una sovrapproduzione e a un consumo eccessivo del metallo.

Dal punto di vista del benessere, questo crea un problema. I membri della società subiscono danni che non hanno scelto e per i quali non sono compensati. Di conseguenza, il benessere complessivo è inferiore a quello che potrebbe essere se si tenesse conto di questi costi esterni.

La teoria economica e le politiche pubbliche cercano di risolvere il problema delle esternalità negative attraverso vari interventi:

  • Tassazione delle attività inquinanti: Si possono imporre tasse sull'inquinamento per incoraggiare le aziende a ridurre le loro emissioni. Queste tasse mirano a internalizzare il costo esterno, il che significa che il produttore dovrà tenere conto del costo dell'inquinamento nelle sue decisioni di produzione.
  • Regolamenti e standard ambientali: possono essere introdotte leggi che limitano direttamente la quantità di inquinamento che un'azienda può emettere, costringendo così le aziende ad adottare tecnologie più pulite o a modificare i loro processi di produzione.
  • Mercati di scambio delle emissioni: in alcuni casi, è possibile creare mercati in cui le aziende possono acquistare e vendere i diritti di inquinare, ottenendo così riduzioni dell'inquinamento al costo più basso.

Queste misure mirano a ridurre le esternalità negative e, di conseguenza, a migliorare il benessere della società, garantendo un migliore allineamento dei costi sociali e privati della produzione. Incorporando il costo dell'inquinamento nel prezzo di beni e servizi, le imprese e i consumatori possono prendere decisioni più informate che riflettono il costo reale delle loro attività, portando a un risultato più efficiente ed equo per la società nel suo complesso.

Externalité et bien être 1.png

È un grafico economico che illustra gli effetti delle esternalità negative sul benessere in un mercato, in questo caso l'ipotetico mercato di un bene misurato in franchi svizzeri per unità. La curva di domanda inclinata verso il basso mostra il valore che i consumatori attribuiscono alle diverse quantità del bene, riflettendo i benefici privati e sociali associati al suo consumo. Allo stesso tempo, la curva di offerta inclinata verso l'alto riflette il costo privato sostenuto dai produttori per fornire ogni unità aggiuntiva del bene. Normalmente, in un mercato privo di esternalità, l'equilibrio si troverebbe all'intersezione di queste due curve, segnando la quantità in cui il costo privato è uguale al beneficio privato.

Tuttavia, quando si prendono in considerazione i costi esterni, come l'inquinamento o altri danni alla società non inclusi nel costo di produzione, si introduce una nuova curva, la curva dei costi sociali. Questa curva, posizionata sopra la curva di offerta, integra questi costi esterni nel costo privato, mostrando il vero costo per la società. L'intersezione di questa curva con la curva di domanda segna quindi la quantità socialmente ottimale del bene, che è inferiore alla quantità di equilibrio del mercato.

Il grafico evidenzia un'area di perdita di peso morto, rappresentata da un'area tratteggiata tra la quantità di equilibrio di mercato e quella socialmente ottimale. Questa perdita secca simboleggia il benessere economico perso a causa di una produzione superiore all'optimum sociale. È il valore delle unità prodotte in eccesso che la società avrebbe preferito non produrre se si fosse tenuto conto di tutti i costi, compresi quelli dell'inquinamento. Questa perdita è un'inefficienza del mercato perché rappresenta un costo per la società che non è compensato da un guadagno equivalente in altri settori dell'economia.

La fascia blu in fondo al grafico mostra il costo esterno, che rimane lo stesso per ogni unità prodotta, indipendentemente dal numero di unità. Questo costo esterno, costante per unità, non si riflette nel costo privato di produzione e deve essere preso in considerazione quando si valuta l'impatto totale sulla società.

Il grafico mostra chiaramente che, in assenza di interventi, un mercato può operare in modo inefficiente, producendo più di quanto sia socialmente desiderabile, perché i costi esterni non vengono presi in considerazione. Questo porta non solo a una dannosa sovrapproduzione, ma anche a un'allocazione non ottimale delle risorse della società. Per questo motivo vengono spesso proposte politiche come la tassazione dell'inquinamento per riallineare la produzione all'optimum sociale, riducendo così la perdita di peso morto e aumentando il benessere collettivo. Queste misure mirano a rendere i produttori responsabili dei costi che impongono alla società, incoraggiando una produzione più rispettosa dell'ambiente e più in linea con gli interessi della società nel suo complesso.

L'impatto dell'istruzione come esternalità positiva

Nel contesto delle esternalità e del benessere sociale, la determinazione della quantità ottimale di un bene o servizio da produrre e consumare tiene conto non solo dei benefici e dei costi privati, ma anche dei benefici e dei costi esterni per la società. Quando parliamo di beneficio sociale, ci riferiamo alla somma dei benefici privati, che sono i benefici diretti per i consumatori e i produttori coinvolti nella transazione, e dei benefici esterni, che sono i benefici non contabilizzati che spettano a terzi non direttamente coinvolti nello scambio economico.

L'intersezione tra la curva dei benefici sociali e la curva dei costi riflette il punto in cui il benessere collettivo è massimizzato. In questo punto, l'ultima unità prodotta apporta alla società un beneficio aggiuntivo pari al costo della sua produzione. Questa è la quantità socialmente ottimale. Ciò contrasta con il punto di equilibrio del mercato, che tiene conto solo dei benefici e dei costi privati e ignora gli effetti esterni.

Per i beni che generano esternalità positive, come le vaccinazioni o l'istruzione, la curva dei benefici sociali sarebbe più alta della curva dei benefici privati, suggerendo che la quantità socialmente ottimale è maggiore di quella che il mercato produrrebbe da solo. Questo spesso giustifica incentivi o sussidi per aumentare la produzione e il consumo di questi beni al livello socialmente ottimale.

Al contrario, per i beni che generano esternalità negative, come l'inquinamento della produzione industriale, la curva dei costi sociali è più alta della curva dei costi privati. Ciò implica che la quantità prodotta all'equilibrio di mercato supera la quantità socialmente ottimale, perché produttori e consumatori non tengono conto dei costi esterni nelle loro decisioni. In questo caso, sono necessari interventi come le imposte Pigouviane o le regolamentazioni per ridurre la produzione a un livello che rifletta i veri costi per la società.

Il punto di intersezione tra benefici e costi sociali riflette il compromesso ottimale tra i benefici di beni e servizi e il loro costo di produzione, comprese le esternalità. Il raggiungimento di questo punto spesso richiede un'azione politica attiva per correggere i fallimenti del mercato e allineare gli incentivi privati agli obiettivi sociali.

Il livello socialmente ottimale di produzione rispetto alla quantità di equilibrio di mercato dipende dalla natura dell'esternalità in questione.

Per i beni con esternalità positive, il livello di produzione socialmente ottimale è spesso superiore alla quantità di equilibrio del mercato. Questo perché i benefici sociali di un'unità aggiuntiva del bene sono maggiori di quelli percepiti da consumatori e produttori. Di conseguenza, il mercato, lasciato a se stesso, non produce abbastanza del bene per massimizzare il benessere sociale. Le vaccinazioni sono un esempio classico di questo fenomeno; esse apportano alla società un beneficio superiore al costo di produzione, ma senza un intervento, vengono vaccinate meno persone di quanto sarebbe socialmente ideale, perché gli individui non tengono conto dei benefici che la loro vaccinazione apporta agli altri.

Per i beni con esternalità negative, il livello di produzione socialmente ottimale è spesso inferiore alla quantità di equilibrio del mercato. Questo perché i costi sociali di un'unità aggiuntiva del bene (come l'inquinamento) sono più alti di quelli considerati dal produttore. Senza un intervento normativo o una tassazione, i produttori produrranno una quantità eccessiva di questo bene, superiore a quella che sarebbe ottimale per la società.

Per riassumere

  • Quantità di equilibrio di mercato: la quantità che i produttori sono disposti a vendere è uguale alla quantità che i consumatori sono disposti ad acquistare, senza tenere conto delle esternalità.
  • Quantità socialmente ottimale: la quantità in cui il costo totale per la società (compresi i costi esterni) è uguale al beneficio totale per la società (compresi i benefici esterni). Per i beni con esternalità positive, questa quantità è superiore all'equilibrio di mercato; per quelli con esternalità negative, è inferiore.
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Questo grafico rappresenta un'analisi economica dell'istruzione come bene di mercato, tenendo conto degli effetti delle esternalità positive. La curva dell'offerta, che sale, mostra che fornire più istruzione costa di più alle istituzioni scolastiche, compresi elementi come gli stipendi degli insegnanti, le infrastrutture e le risorse didattiche. D'altro canto, la curva di domanda, che scende, mostra che la quantità di istruzione che gli individui sono disposti a consumare diminuisce all'aumentare del prezzo, come è tipico della maggior parte dei beni e dei servizi.

Nel punto in cui queste due curve si incrociano, si trova la quantità di equilibrio del mercato, ovvero il punto in cui la quantità di istruzione offerta corrisponde alla quantità che i consumatori sono disposti ad acquistare. Tuttavia, questa quantità di equilibrio non riflette necessariamente il livello ottimale per la società nel suo complesso, a causa della presenza di esternalità positive associate all'istruzione, come cittadini più informati, aumento della produttività e benefici per la salute pubblica che vanno oltre l'individuo istruito.

Si ipotizza quindi che la quantità socialmente ottimale di istruzione sia superiore alla quantità di equilibrio del mercato, riflettendo l'intero beneficio sociale dell'istruzione, che supera i benefici privati percepiti dagli individui. Questi benefici esterni non vengono presi in considerazione dai consumatori o dai fornitori quando prendono le loro decisioni basandosi esclusivamente su costi e benefici privati, con il risultato di un investimento nell'istruzione non ottimale dal punto di vista della società.

Il grafico suggerisce che potrebbero essere necessari interventi, come politiche pubbliche che forniscono sussidi o finanziamenti per l'istruzione, per aumentare la quantità di istruzione dalla quantità di equilibrio del mercato alla quantità socialmente ottimale. Questi interventi sono volti a ridurre il costo dell'istruzione per i consumatori o ad aumentare l'offerta attraverso investimenti diretti nelle istituzioni educative, consentendo così alla società di realizzare pienamente i benefici dell'istruzione che altrimenti andrebbero persi a causa dei fallimenti del mercato. In sintesi, il grafico evidenzia il ruolo cruciale che l'intervento pubblico può svolgere nel sostenere l'istruzione per raggiungere un'allocazione delle risorse che massimizzi il benessere sociale.

Bienfaits des Externalités Positives sur le Bien-Être Général

Une externalité positive se produit lorsqu'une activité économique procure des avantages à des tiers qui ne sont pas impliqués dans la transaction. Ces tiers bénéficient d'effets positifs sans avoir à payer pour ces bénéfices, ce qui conduit à une situation où la valeur totale de ces activités pour la société est supérieure à la valeur privée pour les individus ou entreprises directement impliqués.

Dans le contexte du bien-être, les externalités positives sont importantes parce qu'elles peuvent conduire à une sous-production du bien ou service en question si le marché est laissé à lui-même. Les producteurs ne reçoivent pas de paiement pour les avantages externes qu'ils fournissent, ils ne sont donc pas incités à produire la quantité socialement optimale de ce bien ou service.

Prenons l'exemple de l'éducation : elle ne bénéficie pas seulement à l'étudiant qui acquiert des compétences et des connaissances, mais aussi à la société dans son ensemble. Une population plus éduquée peut mener à une main-d'œuvre plus compétente, à des innovations accrues, à une meilleure gouvernance et à des taux de criminalité plus faibles. Ces avantages ne sont pas reflétés dans le prix de l'éducation et, par conséquent, sans intervention, moins de ressources seront allouées à l'éducation que ce qui serait idéal pour la société.

Pour adresser ce décalage, les gouvernements peuvent intervenir de différentes manières :

  • Subventions directes : Diminuer le coût de l'éducation pour les étudiants ou les institutions peut encourager une plus grande consommation ou offre de services éducatifs.
  • Crédits d'impôt : Offrir des avantages fiscaux pour les frais d'éducation peut également inciter les individus à investir davantage dans leur éducation.
  • Fourniture publique : Le gouvernement peut fournir l'éducation directement, assurant ainsi que la quantité produite est plus proche de la quantité optimale pour la société.

Lorsque les externalités positives sont correctement internalisées par ces interventions, le bien-être de la société s'améliore. Les individus bénéficient de niveaux plus élevés de consommation du bien ou service, et la société dans son ensemble profite des effets positifs qui se répandent au-delà des consommateurs et des producteurs immédiats. Cela conduit à une allocation plus efficace des ressources et à une amélioration du bien-être social global.

Externalité positive et bien être 1.png

Ce graphique représente une situation économique où une externalité positive est présente sur le marché. Dans ce cas, le coût social de la production est égal au coût privé, ce qui indique que les coûts externes ne sont pas significatifs ou que les externalités négatives ne sont pas le point central ici. En revanche, la courbe de bénéfice social, qui est la somme des bénéfices privés et des bénéfices externes, est au-dessus de la courbe de bénéfice privé, indiquant que la production ou la consommation du bien ou service concerné a des avantages supplémentaires pour la société qui ne sont pas capturés par le marché.

La courbe de demande, représentant le bénéfice privé, montre le prix que les consommateurs sont prêts à payer pour chaque quantité de bien ou service. La courbe de bénéfice social, qui est au-dessus, montre le véritable bénéfice pour la société, incluant les bénéfices externes non payés par les individus. Cela pourrait inclure, par exemple, des avantages comme une meilleure santé publique due à une vaccination accrue ou une productivité économique plus élevée grâce à une population mieux éduquée.

La quantité d'équilibre de marché, QPRIVEˊE∗​, est le point où la courbe de demande (bénéfice privé) croise l'offre. C'est le niveau de production que le marché atteindrait sans intervention. Cependant, la quantité socialement optimale, QSOCIALE∗​, est plus élevée car elle prend en compte les bénéfices externes. Le marché, par lui-même, ne produit pas assez pour atteindre ce point car les producteurs ne reçoivent pas de compensation pour les bénéfices externes qu'ils génèrent.

La zone de perte sèche, indiquée par la zone hachurée, représente le bien-être que la société manque parce que le bien ou service n'est pas produit à la quantité socialement optimale. Il s'agit d'une inefficacité du marché, car si la production était augmentée pour atteindre Q∗SOCIALE​, le bénéfice social supplémentaire (l'aire sous la courbe de bénéfice social entre Q∗PRIVEE​ et Q∗SOCIALE) serait plus grand que le coût supplémentaire de production (l'aire sous la courbe d'offre entre Q∗PRIVEE∗ et Q∗SOCIALE​).

Le graphique suggère qu'une intervention, telle que des subventions ou une fourniture publique du bien ou service, pourrait être nécessaire pour augmenter la production de Q∗PRIVEE​ à Q∗SOCIALE​, et ainsi éliminer la perte sèche. Cela permettrait à la société de profiter pleinement des avantages sociaux du bien ou service, améliorant ainsi le bien-être global.

Méthodes d'Internalisation des Externalités

L'internalisation des externalités est un concept central dans la théorie économique qui vise à résoudre les inefficacités du marché causées par les effets externes des activités économiques. Lorsque des externalités sont présentes, qu'elles soient positives ou négatives, les coûts ou bénéfices ne sont pas entièrement reflétés dans le marché. Les individus ou entreprises qui génèrent ces externalités ne subissent pas les coûts ou ne reçoivent pas les bénéfices associés à leurs actions, ce qui les conduit à prendre des décisions qui ne sont pas socialement optimales.

Pour internaliser une externalité négative, on pourrait imposer une taxe qui reflète le coût externe (comme une taxe sur les émissions de carbone pour les pollueurs), de sorte que le coût privé de l'activité inclut maintenant le coût externe. En conséquence, les producteurs et consommateurs auraient une incitation à réduire la production ou la consommation de ce bien à un niveau plus proche de l'optimal social.

À l'inverse, pour internaliser une externalité positive, l'État pourrait offrir des subventions ou des crédits d'impôt qui augmentent les bénéfices privés pour qu'ils reflètent mieux les bénéfices sociaux. Cela encouragerait une plus grande production ou consommation du bien, comme dans le cas des vaccinations ou de l'éducation.

La solution privée à l'internalisation des externalités, souvent associée au théorème de Coase, stipule que si les droits de propriété sont bien définis et que les coûts de transaction sont faibles, les parties impliquées peuvent négocier une solution sans intervention extérieure. Par exemple, si une entreprise pollue une rivière et nuit ainsi aux pêcheurs en aval, les pêcheurs pourraient potentiellement payer l'entreprise pour réduire la pollution ou l'entreprise pourrait payer pour les dommages causés. En théorie, tant que les parties peuvent négocier et que leurs droits sont clairement établis, elles peuvent parvenir à une solution qui internalise l'externalité et atteint l'efficacité.

Cependant, dans la pratique, les conditions requises pour une solution privée sont souvent difficiles à réaliser. Les droits de propriété peuvent être mal définis ou difficiles à faire respecter, et les coûts de transaction, notamment en matière de négociation et d'information, peuvent être prohibitifs. De plus, lorsque de nombreux agents sont affectés, comme c'est souvent le cas avec la pollution environnementale, la coordination entre tous les agents devient pratiquement impossible sans une sorte d'intervention collective. L'internalisation des externalités par des incitations modifiées est cruciale pour atteindre une allocation des ressources qui est non seulement efficace du point de vue du marché mais aussi bénéfique pour la société dans son ensemble. Des politiques bien conçues peuvent aider à réaliser cet équilibre, menant à un bien-être social accru.

Dans le contexte des externalités négatives et positives, l'État joue un rôle crucial en mettant en place des politiques pour corriger les défaillances du marché et pour aligner les résultats du marché avec le bien-être social.

Pour les externalités négatives, où les activités des entreprises ou des individus ont des effets néfastes sur des tiers, l'État peut intervenir de plusieurs façons :

  1. Normes de Comportement : L'État peut établir des règlements qui limitent directement les activités nuisibles. Ces normes peuvent inclure des restrictions sur la quantité de pollution qu'une usine peut émettre ou des exigences pour l'utilisation de technologies propres.
  2. Taxes Pigouviennes : Du nom de l'économiste Arthur Pigou, ces taxes visent à internaliser le coût des externalités négatives en les incluant dans le coût de production. La taxe est fixée égale au coût de l'externalité pour chaque unité produite, encourageant ainsi les producteurs à réduire la production ou à trouver des moyens de production moins nuisibles. En théorie, la taxe pigouvienne devrait être égale au coût marginal externe à la quantité socialement optimale.

Pour les externalités positives, où les actions d'individus ou d'entreprises bénéficient à la société, l'État peut également adopter différentes mesures :

  1. Obligations et Recommandations : Des politiques peuvent être mises en place pour encourager des comportements qui produisent des externalités positives. Par exemple, des campagnes de santé publique pour encourager la vaccination ou l'éducation pour promouvoir des pratiques bénéfiques pour la société.
  2. Subventions : En subventionnant la production d'un bien qui génère des externalités positives, l'État peut réduire le coût pour les producteurs et les inciter à augmenter la production. Cela peut inclure, par exemple, des subventions pour l'énergie renouvelable ou pour la recherche et le développement dans des domaines d'intérêt public.
  3. Droits de Propriété : Conférer des droits de propriété ou des brevets sur les innovations peut encourager la création et la diffusion de technologies ou d'idées bénéfiques. Cela permet aux innovateurs de bénéficier directement des avantages de leurs inventions, qui autrement pourraient être sous-produites en raison de la nature non exclusive de leurs bénéfices.

Ces politiques visent à aligner les incitations privées avec les avantages ou coûts sociaux, de manière à ce que les activités économiques reflètent plus fidèlement leur véritable coût ou valeur pour la société. En ajustant soigneusement ces interventions, l'État vise à atteindre une allocation des ressources qui maximise le bien-être social.

Les Approches Privées pour Gérer les Externalités

Le théorème de Coase

Le théorème de Coase, formulé par l'économiste Ronald Coase, propose une perspective intéressante sur la manière dont les externalités peuvent être gérées par le marché sans intervention gouvernementale. Selon ce théorème, si les droits de propriété sont clairement définis et si les coûts de transaction sont négligeables, les parties affectées par l'externalité peuvent négocier entre elles pour atteindre une solution efficace qui maximise le bien-être total, indépendamment de la répartition initiale des droits. Dans ce contexte, les droits de propriété sont les droits légaux de posséder, utiliser et échanger une ressource. Une définition claire de ces droits est essentielle car elle détermine qui est responsable de l'externalité et qui a le droit de négocier à ce sujet. Par exemple, si un droit de propriété est accordé à un pollueur, les parties affectées par la pollution (comme les riverains) devraient théoriquement négocier avec le pollueur et potentiellement le compenser pour réduire la pollution. Inversement, si les riverains ont le droit de jouir d'un environnement propre, le pollueur devrait les indemniser pour continuer à polluer.

Le théorème de Coase indique également que l'efficacité de l'allocation des ressources sera atteinte quelle que soit la répartition des droits de propriété, tant que les parties peuvent négocier librement. Cela signifie que les parties vont continuer à négocier jusqu'à ce que le coût de l'externalité pour le pollueur soit égal au coût pour la société. L'essentiel de cette proposition est que le résultat final (en termes d'efficacité) devrait être le même, peu importe qui détient initialement les droits, un principe connu sous le nom d'invariance de Coase. Cependant, dans la pratique, les conditions requises pour l'application du théorème de Coase ne sont souvent pas remplies. Les coûts de transaction peuvent être significatifs, les droits de propriété peuvent être difficiles à établir ou à faire respecter, et les parties peuvent ne pas avoir des informations complètes ou symétriques pour négocier efficacement. De plus, lorsque de nombreuses parties sont impliquées ou que les effets d'une externalité sont diffus et non localisés, la coordination nécessaire pour négocier des accords privés devient extrêmement complexe.

Dans ces situations où les conditions du théorème de Coase ne sont pas remplies, l'intervention de l'État par des réglementations, des taxes ou des subventions peut s'avérer nécessaire pour atteindre une allocation des ressources qui reflète le coût social ou le bénéfice des externalités. Cela aide à garantir que les externalités sont internalisées, menant à une solution plus proche de l'optimal social.

Les problèmes soulevés sont des défis majeurs lorsqu'il s'agit de résoudre des externalités par des moyens de marché ou des solutions privées, comme décrit dans le théorème de Coase.

Problème I - Coûts de Transaction Élevés : Les coûts de transaction englobent tous les coûts associés à la négociation et à l'exécution d'un échange. Dans le cas des externalités, ces coûts peuvent inclure les frais de recherche d'informations sur les parties affectées, les coûts de négociation pour arriver à un accord, les coûts juridiques pour formaliser l'accord, et les coûts de surveillance et d'application pour s'assurer que les termes de l'accord sont respectés. Lorsque ces coûts sont prohibitifs, les parties ne peuvent pas parvenir à un accord qui permettrait d'internaliser l'externalité. Par conséquent, le marché seul ne parvient pas à corriger l'externalité, et une intervention extérieure, telle que celle de l'État, peut devenir nécessaire pour faciliter une solution plus efficace.

Problème II - Problème du Resquilleur (Free-Rider Problem) : Le problème du resquilleur est particulièrement pertinent dans le cas des biens publics ou lorsqu'il s'agit d'externalités positives, comme la protection de l'environnement ou la vaccination. Si un bien est non excludable (il est difficile d'empêcher quelqu'un d'en bénéficier) et non rival (la consommation par une personne n'empêche pas la consommation par une autre), les individus peuvent être incités à ne pas révéler leur véritable valorisation du bien ou service en espérant que d'autres paieront pour sa provision tout en profitant eux-mêmes des bénéfices sans contribuer au coût. Cela conduit à une sous-fourniture du bien ou service car tout le monde attend que quelqu'un d'autre paie pour l'externalité positive, résultant en une quantité produite inférieure à l'optimal social.

Ces deux problèmes illustrent pourquoi les marchés peuvent souvent échouer à résoudre les externalités de manière autonome et pourquoi l'intervention gouvernementale peut être nécessaire. L'État peut aider à réduire les coûts de transaction par la mise en place de lois et de réglementations qui facilitent les accords privés, et il peut surmonter le problème du resquilleur en fournissant lui-même des biens publics ou en subventionnant leur production pour encourager une provision plus proche de l'optimal social.

La Puissance de la Négociation Privée et la Définition des Droits de Propriété

Ce graphique illustre une situation de négociation entre un pollueur et un pollué concernant la dépollution, dans le contexte du théorème de Coase. Le graphique montre deux courbes : le coût marginal de dépollution pour le pollueur et le bénéfice marginal de dépollution pour le pollué.

NB: le niveau de pollution socialement optimale n'est pas égal à zéro!

Ce graphique illustre une approche économique pour résoudre le problème des externalités négatives par le biais de négociations entre parties, conformément au théorème de Coase. Il décrit une situation où un pollueur et une partie affectée par la pollution, le pollué, sont impliqués dans une négociation visant à trouver un niveau de dépollution qui maximise le bien-être collectif.

Dans cette représentation, le coût de réduire la pollution, ou de dépolluer, pour le pollueur augmente avec chaque unité supplémentaire de dépollution entreprise. Cela est représenté par la courbe ascendante, indiquant que les premières unités de dépollution sont relativement peu coûteuses pour le pollueur, mais que le coût augmente progressivement. Parallèlement, le bénéfice que le pollué tire de la réduction de la pollution diminue avec chaque unité supplémentaire. Les premières réductions de pollution apportent de grands bénéfices au pollué, mais ces bénéfices diminuent à mesure que l'air ou l'eau devient plus propre.

Le point où ces deux courbes se croisent, marqué Q∗, représente le niveau de dépollution où le bénéfice marginal du nettoyage est exactement égal au coût marginal de ce nettoyage. C'est le niveau idéal de dépollution du point de vue de l'efficacité économique, car il équilibre parfaitement le coût et le bénéfice marginal de la dépollution.

Le cadre fourni par le graphique suggère que, indépendamment de la partie qui détient initialement les droits de propriété, qu'il s'agisse du pollueur ou du pollué, il y a une opportunité pour un accord mutuellement bénéfique. Si le pollueur a le droit de polluer, le pollué peut potentiellement compenser financièrement le pollueur pour réduire la pollution, jusqu'au point où il n'est plus avantageux pour le pollué de payer pour une dépollution supplémentaire. Inversement, si le pollué détient le droit à un environnement propre, le pollueur pourrait payer pour le droit de polluer, jusqu'à ce que le coût supplémentaire de réduction de la pollution soit supérieur aux bénéfices que le pollueur en tire.

Cependant, dans la réalité, les négociations entre le pollueur et le pollué sont souvent entravées par des coûts de transaction élevés. Ces coûts peuvent inclure les frais juridiques pour établir et faire respecter les accords, les coûts liés à la recherche d'informations et à la négociation, ainsi que les défis liés à la coordination entre un grand nombre de parties. De plus, les asymétries d'information et le problème des resquilleurs, où des individus bénéficient des résultats de la négociation sans y participer activement, peuvent également compliquer la résolution privée des externalités.

En conséquence, bien que le théorème de Coase propose une solution élégante sur le papier, la nécessité d'une intervention de l'État sous forme de réglementations ou de taxes environnementales est souvent inévitable pour gérer efficacement les externalités et parvenir à une allocation des ressources qui reflète le coût et le bénéfice social de la dépollution.

Illustration Pratique: Un Accord Négocié en Détail

L'analyse des coûts et bénéfices marginaux pour les deux frères, Toxico et Asmatico, nous donne une base pour une possible solution négociée à la question de fumer en voiture lors de leurs voyages.

Pour Toxico, le coût marginal de ne pas fumer une cigarette augmente linéairement avec chaque cigarette non fumée, ce qui est décrit par la fonction . Cela signifie que chaque cigarette supplémentaire qu'il choisit de ne pas fumer lui coûte plus en termes de satisfaction personnelle. Lorsqu'il ne fume pas dans la voiture d'Asmatico, le coût total qu'il subit après avoir renoncé à un paquet entier est de 220 unités de bien-être, qui est la somme des coûts marginaux de chaque cigarette non fumée.

D'autre part, pour Asmatico, qui n'aime pas la fumée, le bénéfice marginal de chaque cigarette non fumée par Toxico diminue avec chaque cigarette supplémentaire non fumée. Cela est représenté par la fonction . Le bénéfice total qu'Asmatico retire de l'abstention de Toxico est de 100 unités de bien-être, ce qui est la somme des bénéfices marginaux pour chaque cigarette non fumée.

Ces fonctions suggèrent que les deux frères peuvent négocier une compensation qui est mutuellement avantageuse. Puisque le coût total pour Toxico de ne pas fumer est plus élevé que le bénéfice total pour Asmatico lorsque Toxico fume, Asmatico pourrait compenser Toxico pour qu'il ne fume pas, jusqu'à un point où le coût marginal de Toxico égale le bénéfice marginal d'Asmatico. La négociation consisterait à déterminer une quantité de cigarettes que Toxico serait prêt à ne pas fumer et le montant que Asmatico serait prêt à payer pour cette abstention.

Par exemple, Toxico pourrait accepter de réduire le nombre de cigarettes qu'il fume si Asmatico lui paie une certaine somme par cigarette non fumée. Ils devraient trouver un accord qui maximise leur bien-être collectif, c'est-à-dire trouver le nombre de cigarettes que Toxico est prêt à ne pas fumer et qui correspond au montant que Asmatico est prêt à payer pour cette réduction. En théorie, selon le théorème de Coase, ils pourraient arriver à un accord sans l'intervention de leurs parents ou d'une autre autorité, à condition que les coûts de transaction pour négocier et faire respecter cet accord soient négligeables.

Externalité Exemple de solution négociée.png

Le graphique représente une situation économique qui implique deux parties, Toxico et Asmatico, et leurs préférences relatives à fumer des cigarettes pendant qu'ils sont en voiture. Sur l'axe horizontal, nous avons le nombre de cigarettes non fumées, C, et sur l'axe vertical, les coûts et bénéfices marginaux en termes de bien-être ou de satisfaction, mesurés en unités monétaires.

La courbe ascendante, , représente le coût marginal pour Toxico de ne pas fumer de cigarettes. Comme on peut le voir, ce coût marginal augmente avec chaque cigarette supplémentaire qu'il choisit de ne pas fumer. Cela indique que Toxico trouve de plus en plus difficile de renoncer à chaque cigarette supplémentaire.

La courbe descendante, , représente le bénéfice marginal pour Asmatico pour chaque cigarette que Toxico ne fume pas. Le bénéfice est plus élevé lorsque le nombre de cigarettes non fumées est faible et diminue à mesure que davantage de cigarettes sont non fumées.

Le point où les deux courbes se croisent, marqué , suggère un compromis optimal pour les deux parties. À ce point, le coût pour Toxico de ne pas fumer six cigarettes est égal au bénéfice pour Asmatico lorsque six cigarettes ne sont pas fumées. Cela implique que Toxico devrait s'abstenir de fumer exactement six cigarettes pour que les deux parties maximisent leur bien-être combiné.

Le graphique est divisé en différentes zones colorées (A à F), chacune représentant un différent coût ou bénéfice pour Toxico et Asmatico. Par exemple, les zones A et B représentent le coût total pour Asmatico dans la voiture de Toxico lorsque la fumée est autorisée. Les zones C à F représentent le coût total pour Toxico lorsqu'il accompagne Asmatico dans sa voiture et que la fumée est interdite.

Cette illustration sert à montrer comment une négociation Coasienne pourrait se dérouler entre les deux parties. Si elles peuvent négocier sans coûts de transaction, elles pourraient s'entendre sur une compensation pour que Toxico ne fume que six cigarettes, améliorant ainsi le bien-être d'Asmatico sans imposer un coût excessif à Toxico. La négociation pourrait impliquer que Asmatico paie Toxico pour chaque cigarette non fumée jusqu'à atteindre l'équilibre à .

Cependant, si les coûts de transaction étaient significatifs ou si l'une des parties avait une information incomplète sur les préférences de l'autre, atteindre cet accord deviendrait plus compliqué. De plus, si Toxico ou Asmatico adoptait un comportement de resquilleur, en essayant de bénéficier de l'accord sans payer sa part juste, cela pourrait également empêcher de parvenir à une solution efficace. En l'absence d'une solution négociée, une intervention extérieure, telle qu'une réglementation ou une politique mise en place par les parents ou une autorité, pourrait être nécessaire pour résoudre la situation.

1. ACHAT DE PERMIS DE POLLUER

Toxico décide d'acheter le droit de fumer dans la voiture d'Asmatico pour 7 CHF par cigarette. Il continue à fumer jusqu'à ce que son coût marginal de ne pas fumer atteigne 7 CHF. À ce stade, il a renoncé à fumer 6 cigarettes, fumant donc 14 cigarettes sur les 20 habituelles.

Le coût total pour Toxico se compose de deux parties :

  1. Le coût de l'achat du droit de fumer, qui correspond à la zone D+E dans le graphique. Cela se calcule comme le prix par cigarette multiplié par le nombre de cigarettes fumées, soit CHF.
  2. Le coût associé à l'abstinence des 6 cigarettes qu'il a décidé de ne pas fumer, correspondant à la surface C. Ce coût est représenté par l'aire d'un triangle avec une base de 6 (le nombre de cigarettes non fumées) et une hauteur de 7 (le coût marginal de la sixième cigarette non fumée, qui commence à 1 CHF pour la première cigarette non fumée et augmente de 1 CHF pour chaque cigarette additionnelle). Par conséquent, l'aire de ce triangle est CHF. Le coût total pour Toxico est donc de 98 CHF pour l'achat des droits de fumer plus 21 CHF pour le coût d'abstinence, ce qui fait un total de 119 CHF.

Cependant, s'il n'avait pas acheté les droits de fumer, fumer toutes les cigarettes lui aurait coûté 220 CHF. Donc, en ne fumant pas ces 6 cigarettes, il réalise un gain de CHF, qui correspond à la surface F.

Asmatico, d'autre part, est prêt à accepter cet arrangement car jusqu'à la treizième cigarette, son bénéfice marginal de ne pas subir la fumée est inférieur à 7 CHF, ce qui est moins que ce qu'il reçoit de Toxico. Il subit un coût associé à la fumée passive des 14 cigarettes que Toxico fume, ce qui correspond à la surface D, évaluée à 49 CHF. Cependant, il gagne 98 CHF de Toxico pour le droit de fumer. Ainsi, son gain net est de CHF, correspondant à la surface E.

Cet exemple démontre comment une négociation Coasienne peut aboutir à une solution où les deux parties s'améliorent grâce à des échanges volontaires, malgré la présence d'externalités négatives.

2. ACHAT DE DROITS À L'AIR PROPRE

Lorsque Asmatico achète le droit à un air propre en payant Toxico pour ne pas fumer dans la voiture, les calculs montrent les résultats suivants :

  • Le bénéfice total pour Asmatico, si Toxico ne fumait pas du tout pendant le voyage, serait de 100 CHF.
  • Le coût pour Toxico de ne pas fumer 6 cigarettes est de 24 CHF, qui est la somme des coûts marginaux d'abstinence pour ces cigarettes.
  • Asmatico paie Toxico 42 CHF pour qu'il s'abstienne de fumer ces 6 cigarettes (7 CHF par cigarette non fumée).

En termes de gain net pour chacun des frères dans ce scénario :

  • Toxico reçoit 42 CHF d'Asmatico, et comme son coût d'abstinence est de 24 CHF, son gain net est de 18 CHF.
  • Asmatico, d'autre part, paie 42 CHF mais son bénéfice total sans fumée est de 100 CHF, donc son gain net est de 58 CHF.

Dans cette situation, la quantité de cigarettes non fumées est identique à celle du premier scénario : Toxico s'abstient de fumer 6 cigarettes. Cependant, les gains nets diffèrent en raison de la direction du paiement. Asmatico paie pour un air propre, et Toxico reçoit une compensation pour ne pas fumer, contrairement au premier scénario où Toxico payait pour le droit de fumer.

Cela illustre comment la distribution initiale des droits affecte la distribution des gains monétaires entre les parties, même si la quantité de l'externalité (dans ce cas, la fumée de cigarette) reste la même. C'est une démonstration pratique du théorème de Coase : tant que les coûts de transaction sont négligeables et que les droits de propriété sont clairement définis, les parties peuvent négocier des compensations pour atteindre un résultat efficient indépendamment de la répartition initiale des droits. ​

L'azione pubblica di fronte alle esternalità

La gamma degli interventi pubblici per le esternalità

Quando il mercato porta a una cattiva allocazione delle risorse a causa di un'esternalità e la negoziazione privata non è possibile, generalmente a causa degli alti costi di transazione, dell'informazione asimmetrica o del problema del free rider, il governo può intervenire per correggere questo fallimento.

Un approccio che il governo può adottare è quello di adottare politiche autoritarie, che consistono in regolamenti severi. Queste norme possono assumere la forma di obblighi o divieti su determinati comportamenti. Ad esempio, il governo può rendere obbligatoria la vaccinazione per tutti gli scolari, per garantire che la società benefici dell'immunità di gregge. Allo stesso modo, può stabilire un livello massimo di inquinamento che le aziende non devono superare per proteggere la salute pubblica e l'ambiente. Queste misure possono essere efficaci per ottenere il risultato desiderato in modo rapido e diretto.

Tuttavia, queste politiche possono anche essere considerate invasive e limitare le libertà individuali o le scelte aziendali. Devono quindi essere progettate con attenzione per bilanciare gli obiettivi di benessere sociale con il rispetto dei diritti individuali. Inoltre, la loro efficacia dipende dalla capacità del governo di farle rispettare, cosa che spesso richiede un monitoraggio e risorse significative.

Quando le trattative private non riescono a risolvere le esternalità e il mercato non riesce a raggiungere un'allocazione ottimale delle risorse, il governo può optare per interventi che si basano sui meccanismi di mercato per riallineare gli incentivi privati agli interessi sociali. Questi interventi, cosiddetti "orientati al mercato", cercano di utilizzare i prezzi e gli incentivi economici per incoraggiare i comportamenti desiderabili senza imporre direttamente regolamenti.

Le imposte pigouviane sono un esempio classico di questa politica. Prendono il nome dall'economista Arthur Pigou e sono concepite per internalizzare i costi delle esternalità negative. Tassando le attività che producono esternalità dannose, come l'inquinamento, il governo può incoraggiare le imprese e i consumatori a ridurre il loro comportamento inquinante fino a quando i costi sociali e privati si allineano. L'importo dell'imposta è generalmente fissato in modo da essere pari al costo esterno marginale dell'attività inquinante alla quantità socialmente ottimale.

D'altra parte, i sussidi possono essere utilizzati per incoraggiare comportamenti che hanno esternalità positive. Ad esempio, il governo può offrire assistenza finanziaria per migliorare l'isolamento delle abitazioni private, riducendo il consumo di energia e, di conseguenza, le emissioni di gas serra. Allo stesso modo, si possono offrire sussidi alle aziende che investono nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie pulite o nella formazione della propria forza lavoro, con ricadute positive per l'economia nel suo complesso.

Queste politiche orientate al mercato sono spesso preferite alla regolamentazione diretta, perché possono raggiungere gli obiettivi desiderati consentendo al contempo una certa flessibilità nel modo in cui gli individui e le imprese rispondono agli incentivi fiscali. Tuttavia, la loro progettazione e attuazione richiede una precisa comprensione della natura e delle dimensioni delle esternalità, nonché la capacità di regolare in modo appropriato le imposte e i sussidi per evitare effetti collaterali indesiderati o distorsioni del mercato.

Confronto tra sistemi di licenza e tassazione

Lo Stato ha due approcci principali per ridurre l'inquinamento di un impianto:

  1. Regolamentazione: lo Stato può imporre norme severe che impongono all'impianto di ridurre l'inquinamento a un livello specifico. Questi limiti normativi sono spesso definiti a seguito di studi ambientali e sanitari e possono includere tetti alle emissioni di specifici inquinanti. L'impianto deve quindi adeguare i propri processi produttivi, investire in tecnologie di controllo dell'inquinamento o cambiare le materie prime per conformarsi agli standard imposti. Questo approccio di "comando e controllo" garantisce alle autorità il raggiungimento di determinate riduzioni dell'inquinamento, ma può essere costoso per le aziende e non offre flessibilità sulle modalità di riduzione.
  2. Tassa pigouviana: in alternativa, lo Stato può imporre una tassa pigouviana, ovvero una tassa su ogni unità di inquinamento emessa. L'importo della tassa è idealmente pari al costo esterno marginale dell'inquinamento alla quantità ottimale di inquinamento. Questa tassa incentiva l'impianto a ridurre l'inquinamento, perché ora deve pagare per l'impatto esterno delle sue emissioni. L'imposta Pigouvian offre all'impianto una certa flessibilità su come ridurre l'inquinamento, in quanto può scegliere di pagare l'imposta, di ridurre l'inquinamento per evitare l'imposta o una combinazione di entrambi. Può anche incoraggiare l'innovazione nelle tecnologie di riduzione dell'inquinamento, in quanto la riduzione delle emissioni diventa finanziariamente vantaggiosa.

Ciascuno di questi approcci presenta vantaggi e svantaggi. La regolamentazione può essere più diretta e più facile da capire per il pubblico, ma può anche essere meno efficiente e meno flessibile. Le imposte pigouviane, invece, sono generalmente considerate più efficienti dal punto di vista economico, in quanto consentono a ciascun impianto di trovare il modo più conveniente per ridurre il proprio inquinamento. Tuttavia, determinare l'esatto ammontare dell'imposta che corrisponde al costo esterno marginale dell'inquinamento può essere complesso e soggetto a dibattiti politici ed economici.

Il sistema cap-and-trade, noto anche come mercato dei permessi di inquinamento, è un metodo orientato al mercato per controllare l'inquinamento fornendo incentivi economici per ridurre le emissioni inquinanti. Ecco come funziona:

  1. Cap: Lo Stato stabilisce un tetto massimo, cioè un limite massimo alla quantità totale di inquinamento che può essere emessa da tutte le aziende interessate. Questo limite massimo è inferiore al livello attuale di emissioni per costringere a una riduzione complessiva.
  2. Distribuzione dei permessi: Lo Stato assegna o vende permessi di inquinamento alle aziende, dove ogni permesso autorizza il titolare a emettere una certa quantità di inquinamento. Il numero totale di permessi corrisponde al tetto massimo di emissioni stabilito dallo Stato.
  3. Trading: le aziende che possono ridurre le proprie emissioni a un costo inferiore rispetto al prezzo di mercato dei permessi saranno incentivate a farlo e potranno vendere i permessi in eccesso. Si crea così un mercato dei diritti di inquinare. Le aziende che trovano più costoso ridurre le emissioni possono acquistare sul mercato permessi aggiuntivi per conformarsi alle normative.

Il sistema cap-and-trade presenta diversi vantaggi. Offre alle aziende la flessibilità necessaria per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nel modo più efficace dal punto di vista dei costi. Inoltre, incoraggia l'innovazione nelle tecnologie pulite, perché i risparmi derivanti da riduzioni più efficienti possono essere redditizi.

Tuttavia, questo sistema presenta un potenziale problema legato alle lobby. Le aziende e i gruppi di interesse possono fare pressioni per aumentare il numero di permessi assegnati, il che aumenterebbe il tetto massimo di emissioni consentito e ridurrebbe l'efficacia del sistema in termini di riduzione dell'inquinamento. Se il tetto è troppo alto, i permessi potrebbero diventare troppo abbondanti e poco costosi, riducendo l'incentivo a investire nella riduzione dell'inquinamento.

Affinché il sistema cap-and-trade funzioni efficacemente, è fondamentale che il tetto massimo di emissioni sia fissato a un livello che rifletta i reali obiettivi di riduzione dell'inquinamento e che venga gradualmente abbassato nel tempo per incoraggiare riduzioni continue. Inoltre, il processo di assegnazione dei permessi deve essere trasparente ed equo per evitare manipolazioni del mercato e garantire una concorrenza leale ed efficace.

Tasse pigouviane e permessi di inquinamento: una valutazione della loro equivalenza

I grafici seguenti mettono a confronto l'approccio alla regolamentazione dell'inquinamento basato sulle tasse pigouviane e sui permessi di emissione negoziabili. Entrambi i meccanismi mirano a ridurre l'inquinamento imponendo costi a chi inquina, ma funzionano in modi leggermente diversi.

Equivalence des taxes pigouviennes et des droits à polluer 1.png

Imposta Pigouviana (grafico a): La tassa Pigouviana è un prezzo fissato dallo Stato sull'inquinamento. Questo prezzo è pensato per riflettere il costo esterno che l'inquinamento impone alla società. Il grafico mostra una linea orizzontale al prezzo determinato dalla tassa. Il punto in cui questa linea interseca la curva di domanda di inquinamento indica la quantità di inquinamento che verrà prodotta al prezzo stabilito dalla tassa. Le imprese che inquinano pagheranno la tassa per ogni unità di inquinamento che emettono, e si suppone che questa tassa incoraggi le imprese a ridurre le loro emissioni fino a quando il costo marginale della riduzione dell'inquinamento sarà pari alla tassa. Il principale vantaggio di questo approccio è che consente alle aziende di decidere come ridurre l'inquinamento, dando loro la flessibilità di trovare le soluzioni più economiche. Tuttavia, il livello di inquinamento risultante non è garantito, poiché dipende da come le imprese reagiscono alla tassa. Se la tassa è troppo bassa, l'inquinamento potrebbe rimanere elevato; se è troppo alta, potrebbe imporre costi eccessivi alle imprese.

Mercato dei permessi di inquinamento (grafico b): nel sistema cap-and-trade, noto anche come mercato dei permessi di inquinamento, lo Stato fissa un tetto massimo alla quantità totale di inquinamento che può essere emessa. I permessi corrispondenti a questo tetto vengono distribuiti o venduti alle aziende inquinanti. Questi permessi sono negoziabili, il che significa che le aziende che possono ridurre l'inquinamento in modo più economico venderanno i loro permessi in eccesso ad altre aziende per le quali la riduzione è più costosa. Il grafico mostra che il prezzo dei permessi è determinato dal punto in cui la curva di offerta dei permessi (che è verticale perché il numero di permessi è fisso) interseca la curva di domanda del diritto di inquinare. Il vantaggio di questo sistema è che garantisce un livello di inquinamento che non supera il tetto stabilito. Tuttavia, il prezzo dei permessi può variare ed essere difficile da prevedere, creando incertezza per le imprese.

La scelta tra la tassa Pigouvian e il mercato dei permessi dipende dagli obiettivi specifici e dalle condizioni di mercato. Se l'obiettivo principale è garantire un livello massimo di inquinamento, il mercato dei permessi è più appropriato. Se l'obiettivo è incoraggiare le aziende a innovare e a trovare modi economicamente vantaggiosi per ridurre l'inquinamento, la tassa Pigouviana può essere preferibile per la flessibilità che offre. Entrambi i sistemi devono affrontare sfide di attuazione, tra cui la necessità di misurare accuratamente l'inquinamento e di monitorare la conformità. Le lobby possono esercitare un'influenza significativa sulla definizione dei prezzi delle imposte o sul numero di permessi distribuiti, il che può compromettere l'efficacia di ciascun sistema. Inoltre, entrambi i meccanismi possono avere conseguenze sociali ed economiche, come il trasferimento dei costi ai consumatori, l'impatto sulla competitività delle imprese e la necessità di una transizione equa per i lavoratori delle industrie interessate.

In breve, la tassa Pigouvian e il mercato dei permessi di inquinamento sono due strumenti di politica ambientale che cercano di correggere i fallimenti del mercato associati alle esternalità negative dell'inquinamento. Il loro successo dipenderà dal modo in cui verranno integrati in un quadro normativo più ampio e dalla loro accettazione da parte del pubblico e delle imprese.

Analisi comparativa dei meriti e dei limiti dei permessi di emissione e delle imposte ambientali

I permessi di emissione e le tasse pigionali sono due dei principali metodi utilizzati per internalizzare le esternalità negative dell'inquinamento. Sebbene entrambi mirino a raggiungere lo stesso obiettivo di riduzione delle emissioni, lo fanno attraverso meccanismi diversi, ciascuno con i propri vantaggi e svantaggi.

Gli economisti tendono a preferire le tasse pigouviane per diversi motivi. In primo luogo, sono considerate meno intrusive nel funzionamento del mercato, perché consentono alle imprese di scegliere come adeguarsi alla tassa. Invece di imporre come e dove ridurre le emissioni, le tasse incoraggiano le imprese a trovare i metodi più convenienti. Questo può portare all'innovazione tecnologica, in quanto le aziende cercano di ridurre l'ammontare delle tasse che devono pagare. Un altro vantaggio è l'effetto di incentivazione a lungo termine. Tassando l'inquinamento, i governi creano un incentivo finanziario continuo per le aziende a investire nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie più pulite. Questo può portare a miglioramenti duraturi nell'efficienza energetica e nella riduzione delle sostanze inquinanti.

Tuttavia, le imposte Pigouvian presentano anche degli svantaggi. Uno dei problemi principali è che il governo deve determinare l'esatto costo sociale dell'inquinamento per fissare l'imposta a un livello tale da internalizzare i costi esterni. Questo può essere estremamente difficile, poiché i danni causati dall'inquinamento possono variare notevolmente a seconda di molti fattori, tra cui la geografia, la densità di popolazione e la sensibilità degli ecosistemi locali. Se la tassa è troppo bassa, non ridurrà sufficientemente l'inquinamento; se è troppo alta, potrebbe imporre costi inutilmente elevati alle imprese e ai consumatori.

Le tasse pigouviane sono quindi spesso preferite per la loro flessibilità e il loro potenziale di innovazione, ma richiedono una conoscenza precisa del danno sociale causato dall'inquinamento, che è difficile da quantificare. La decisione di utilizzare tasse o permessi dipenderà dalle circostanze specifiche, dagli obiettivi di politica ambientale e dalla capacità dello Stato di raccogliere le informazioni necessarie e di adeguare le politiche di conseguenza. In pratica, può essere necessaria una combinazione di entrambi gli approcci e di altri strumenti politici per gestire efficacemente l'inquinamento e proteggere l'ambiente mantenendo l'efficienza economica.

Le restrizioni o i regolamenti diretti sull'inquinamento sono spesso preferiti per la loro semplicità e per la certezza che forniscono sia ai regolatori che alle imprese. Esse prescrivono limiti di emissione specifici che devono essere rispettati, il che può essere particolarmente vantaggioso in situazioni in cui mancano informazioni sui costi sociali precisi dell'inquinamento. Questi regolamenti fissano standard chiari e forniscono risultati prevedibili: le aziende sanno cosa ci si aspetta da loro e le autorità di regolamentazione hanno un quadro chiaro per il monitoraggio e l'applicazione. D'altro canto, queste normative presentano notevoli svantaggi in termini di incentivi al miglioramento. Una volta che un'azienda rispetta lo standard, spesso gli incentivi a ridurre ulteriormente l'inquinamento sono pochi o nulli. Questo può portare a uno stato di compiacenza in cui le aziende si accontentano di rispettare gli standard senza cercare di eccellere nelle prestazioni ambientali. Inoltre, le normative possono introdurre distorsioni economiche, non incoraggiando le aziende a cercare modi per ridurre i costi. Le aziende potrebbero ritrovarsi con tecnologie costose progettate appositamente per soddisfare i requisiti normativi, senza esplorare altre opzioni potenzialmente più efficienti o meno costose.

Anche i costi associati alla conformità normativa possono essere elevati. Le tecnologie necessarie per soddisfare gli standard possono essere costose e questi costi aggiuntivi vengono spesso scaricati sui consumatori. Ciò può avere ripercussioni sul mercato in termini di competitività e accessibilità, poiché i prezzi di beni e servizi aumentano per coprire i maggiori investimenti di capitale e i costi operativi. Le restrizioni sono quindi uno strumento importante nella cassetta degli attrezzi della politica ambientale, in quanto garantiscono che non vengano superati determinati livelli di emissioni. Tuttavia, possono essere rigide e non favorire l'innovazione e il miglioramento continuo al di là dei requisiti minimi. Pertanto, una combinazione di regolamentazione diretta e altri strumenti economici, come le tasse Pigouvian e i sistemi di permessi di emissione negoziabili, può offrire un compromesso tra certezza, flessibilità e incentivi all'innovazione, portando a un approccio più sfumato ed efficace alla gestione dell'inquinamento.

Sintesi dei concetti e delle strategie affrontate

Le esternalità si verificano quando una transazione tra un acquirente e un venditore ha ripercussioni su terzi che non sono né acquirenti né venditori in quella transazione. Questi effetti collaterali non compensati possono essere benefici (esternalità positive) o dannosi (esternalità negative). Un'esternalità negativa, come l'inquinamento di una fabbrica, porta a una sovrapproduzione rispetto a quella che sarebbe socialmente ideale, perché il costo esterno non viene preso in considerazione nella decisione di produzione della fabbrica. Al contrario, un'esternalità positiva, come la vaccinazione, porta a una sottoproduzione perché i benefici per la società non si riflettono pienamente negli incentivi privati degli individui o delle aziende.

In alcuni casi, le parti interessate dalle esternalità possono trovare da sole una soluzione. Il teorema di Coase afferma che se i diritti di proprietà sono chiaramente definiti e i costi di transazione sono nulli, le parti possono negoziare compensazioni che porteranno a un'allocazione efficiente delle risorse, indipendentemente da chi detiene inizialmente i diritti. Tuttavia, nella pratica, i costi di transazione sono raramente nulli e i diritti di proprietà non sono sempre chiaramente definiti, il che spesso complica le trattative private.

Quando le trattative private non sono sufficienti a risolvere le esternalità, può essere necessario l'intervento del governo. Il governo può scegliere di imporre standard di comportamento, che sono regolamenti diretti che dettano obblighi o divieti. Questi standard sono facili da capire e possono essere efficaci per raggiungere obiettivi specifici, ma possono anche essere poco flessibili e non fornire alcun incentivo al miglioramento continuo.

Un'alternativa è l'uso di strumenti economici come le tasse Pigouviane, che cercano di internalizzare i costi esterni imponendo un prezzo all'inquinamento, o la creazione di mercati per i permessi di inquinamento, dove le aziende possono comprare e vendere il diritto di inquinare. Questi metodi orientati al mercato possono essere più efficaci e flessibili di norme rigide, in quanto consentono alle imprese di scegliere il modo più conveniente di ridurre l'inquinamento e incoraggiano l'innovazione a lungo termine.

In definitiva, la scelta degli strumenti di politica ambientale dipende da molti fattori, tra cui la natura dell'esternalità, la struttura dell'industria interessata e gli obiettivi specifici della politica. Una combinazione di regolamentazione diretta e strumenti economici può spesso fornire un equilibrio efficace tra certezza, flessibilità e incentivi all'innovazione.

Appendici

  • The Economist, Selling hot air, 07.08.2006
  • The Economist, Doffing the cap, 14.07.2007

Riferimenti